Armonia, intervalli e scala maggiore
La lezione di oggi è dedicata all’armonia e, in particolare, a due elementi fondamentali dello studio musicale: gli intervalli e la scala maggiore.
Si tratta di concetti di base che, a mio avviso, meritano di essere approfonditi con grande attenzione. Anche chi possiede già una conoscenza teorica su questi argomenti può trarre grande beneficio da un lavoro più consapevole e strutturato.
Una cosa di cui mi sono reso conto, sia come studente che come insegnante, è che le fondamenta sono davvero decisive. Su di esse si costruisce tutto il resto.
C’è inoltre un aspetto che ripeto spesso: come studenti di musica, e in particolare di pianoforte, tendiamo quasi sempre ad avere un livello di conoscenze teoriche più alto rispetto alle nostre reali capacità musicali. In altre parole, sappiamo molte più cose di quante siamo effettivamente in grado di fare sullo strumento.
Le informazioni necessarie per fare musica, in realtà, non sono moltissime. Con pochi elementi ben assimilati è possibile sviluppare capacità musicali profonde e solide.
Spesso, invece, si tende a “collezionare” nozioni: si studiano molte scale, molti accordi, molte strutture, senza aver prima lavorato in modo approfondito su ciò che è davvero essenziale.
Perché approfondire pochi elementi alla volta
Il problema non è conoscere tante cose, ma trasformare le conoscenze in abilità reali. Questo richiede tempo e un lavoro mirato.
Prendiamo ad esempio gli intervalli: possiamo studiarli teoricamente in poco tempo, ma per assimilarli davvero – saperli visualizzare sulla tastiera, costruirli rapidamente, riconoscerli a orecchio, intonarli – serve un lavoro profondo e costante.
Dal momento che non è possibile fare questo lavoro approfondito su tutto il materiale contemporaneamente, è molto più efficace concentrarsi sugli elementi di base. La mia esperienza, confermata anche da quella di molti altri musicisti, è che approfondire a fondo pochi elementi chiave permette poi di trasferire queste competenze su tutto il resto del materiale in modo molto più rapido ed efficace.
Gli elementi su cui lavoreremo sono quindi gli intervalli e la scala maggiore.
Una volta interiorizzati questi due “mattoni”, diventa molto più semplice affrontare scale, accordi, progressioni armoniche e qualsiasi altro argomento successivo.
Nei corsi troverete ovviamente molto materiale e molte lezioni. È un po’ come entrare in un supermercato: non si può comprare tutto insieme, bisogna scegliere ciò che serve in quel momento.
Il consiglio, soprattutto per chi è all’inizio del percorso, è di concentrarsi su poche cose alla volta ed espandere gradualmente il proprio studio.
Con questa lezione voglio quindi proporvi non solo una revisione teorica, ma soprattutto strategie di studio ed esercizi pratici, molti dei quali possono essere svolti anche lontano dallo strumento.
Questo è particolarmente utile in periodi come quello estivo, quando magari non si ha sempre il pianoforte a disposizione, ma si può comunque dedicare qualche minuto allo studio della musica.
Gli intervalli: i mattoncini di base
Entriamo ora nel primo dei due elementi fondamentali di questa lezione: l’intervallo.
Un intervallo è la distanza tra due note. È il mattone di base sia dell’armonia, quando le note vengono suonate insieme, sia della melodia, quando vengono suonate in successione. Tutta la musica, in fondo, nasce da relazioni tra suoni, e l’intervallo rappresenta la forma più semplice di questa relazione.
Il modo più immediato per comprendere e costruire un intervallo, soprattutto quando si parte da zero, è contare i semitoni.
Il semitono è l’unità più piccola del nostro sistema musicale. Sul pianoforte corrisponde alla distanza tra due tasti adiacenti, bianchi o neri che siano. È il vero “atomo” della musica occidentale.
Dall’ottava alla scala cromatica
Prendiamo come riferimento l’intervallo di ottava, ad esempio da Do a Do.
Tra questi due Do si trovano dodici semitoni, che costituiscono la scala cromatica.
Salendo progressivamente di semitono a partire da Do, possiamo osservare e classificare tutti gli intervalli che si formano:
• 1 semitono → seconda minore
• 2 semitoni → seconda maggiore
• 3 semitoni → terza minore
• 4 semitoni → terza maggiore
• 5 semitoni → quarta giusta
• 6 semitoni → tritono (quarta aumentata o quinta diminuita)
• 7 semitoni → quinta giusta
• 8 semitoni → sesta minore
• 9 semitoni → sesta maggiore
• 10 semitoni → settima minore
• 11 semitoni → settima maggiore
• 12 semitoni → ottava giusta
Ogni intervallo è quindi definito da un numero (seconda, terza, quarta, ecc.) e da una qualità (maggiore, minore, giusta, aumentata o diminuita).
In questa fase iniziale è sufficiente pensare agli intervalli come a distanze sonore misurabili in semitoni, senza complicare ulteriormente il ragionamento.
La visualizzazione: uno strumento fondamentale
A questo punto entra in gioco un aspetto centrale dello studio musicale: la visualizzazione.
Immaginare mentalmente la tastiera del pianoforte e le distanze tra le note è uno strumento potentissimo. Permette di studiare anche quando non si ha lo strumento sotto mano e accelera in modo significativo i processi di apprendimento.
La visualizzazione è una pratica utilizzata anche dai concertisti per memorizzare grandi quantità di repertorio ed è comune in molte altre discipline, dallo sport alle arti performative.
Costruire gli intervalli partendo da qualsiasi nota
L’esercizio di base consiste nel costruire mentalmente gli intervalli partendo da una nota qualsiasi.
Ad esempio, posso partire da Re e immaginare tutti gli intervalli che vanno da Re fino al Re dell’ottava superiore, associando a ciascuna distanza il nome corretto dell’intervallo. Lo stesso esercizio può essere fatto partendo da qualsiasi nota: Mi, Fa, Sol, ecc.
In questa fase non è ancora fondamentale preoccuparsi dei nomi enarmonici delle note (come Fa♯ o Sol♭). L’obiettivo principale è riconoscere la distanza sonora e associare quella distanza a un nome preciso. La questione dei nomi verrà approfondita successivamente.
Il primo esercizio pratico sugli intervalli
Il primo vero esercizio pratico consiste quindi nel visualizzare e costruire gli intervalli sulla tastiera, sia mentalmente sia sul pianoforte, partendo da una nota di riferimento e riconoscendone la tipologia.
Questo lavoro sviluppa tre abilità fondamentali:
• rapidità nel calcolo degli intervalli
• capacità di visualizzazione sullo strumento
• consapevolezza delle distanze sonore
Non è un esercizio di velocità né di tecnica pianistica. È un lavoro di consapevolezza, da svolgere con calma, prendendosi il tempo necessario per vedere e sentire ogni intervallo.
Questo tipo di studio rappresenta il primo passo per trasformare una conoscenza teorica in una capacità musicale reale.
Nella parte successiva vedremo come collegare gli intervalli all’orecchio musicale, attraverso esercizi di ascolto e associazione melodica, iniziando a interiorizzare davvero questi suoni.
